La cintura rossa: saggezza ancestrale per il centro vitale

Durante il ritiro di yoga a cui ho partecipato qualche mese fa ho scoperto un’antica tradizione ancestrale ancora viva in molte culture indigene dell’America Latina: l’uso della cintura rossa tessuta per proteggere l’ombelico.

Questa pratica non è solo una consuetudine, ma una forma di saggezza corporea e spirituale, trasmessa di generazione in generazione dalle donne che hanno imparato ad ascoltare il proprio corpo e la propria energia.

L’ombelico, centro del nostro corpo, è il ponte tra la vita e la terra, il ricordo fisico della nostra connessione con la madre. Si considera una porta energetica sacra, da cui fluisce la nostra forza vitale. Per questo motivo, viene protetto, custodito e onorato.

La cintura rossa – fatta a mano, con lana, filo di cotone o fibre naturali – viene indossata intorno al ventre come una fascia morbida che copre e protegge questo centro vitale. Il colore rosso, simbolo del sangue, della vita, delle radici e del lignaggio femminile, agisce come un amuleto di protezione.

Protegge dal “malocchio”, dalle emozioni esterne, dal freddo fisico ed energetico.

Le donne la indossano soprattutto in momenti significativi:

  • Durante la mestruazione, per riconnettersi con il proprio ciclo e per sentirsi protette
  • Nel post-partum, come gesto amorevole di recupero del corpo dopo il grande portale della nascita
  • In tempi di guarigione o trasformazione, quando sentiamo il bisogno di tornare al nostro centro.

La cintura non è solo un oggetto: è intenzione tessuta, è memoria vivente. Spesso viene tessuta da un’altra donna con amore, oppure è la donna stessa a crearla mentre si connette con la sua forza interiore.

Tessere la cintura è quindi un atto di amore verso se stesse, un rituale di riconnessione e di presenza.

Penso che anche in occidente potremmo attingere a questa tradizione dell’America Latina, facendoci aiutare dalle nostre mamme, nonne o zie nella tessitura in modo da rafforzare il filo rosso che ci unisce.

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